P. Sergio Ucciardo, gesuita
  • Home
  • Spiritualità ignaziana
    • Chi è Ignazio di Loyola? >
      • Le tappe fondamentali
    • La via ignaziana
    • Come Ignazio vede il mondo e la realtà?
    • Cosa sono gli Esercizi Spirituali?
  • Lo scaffale
Torna alla Home di Dio in tutte le cose


​Ciclo 1
Gesù, maestro di vita, nel vangelo di Marco
“E subito lo seguirono”
(cfr. Mc 1,18)
Quello di Marco è il più essenziale dei quattro vangeli. In poche pagine, presenta un Gesù in cammino, che incontra persone, guarisce, incoraggia, aiuta e insegna. Il nostro percorso è costituito da dieci tappe a frequenza settimanale in cui desideriamo seguire il suo itinerario, lasciandoci provocare dalle sue parole, dai suoi gesti e dal suo stile. Ogni tappa diventa un'occasione di crescita: per conoscere meglio noi stessi, per liberarci da ciò che ci blocca, per scegliere e vivere con più libertà e verità.

IMPORTANTE.
L’‘ignazianità’ della preghiera nasce dall’applicazione del metodo elaborato da s. Ignazio negli Esercizi Spirituali. Non basta, quindi, meditare solo sul testo biblico o leggere le note che lo accompagnano: è fondamentale accogliere e mettere in pratica lo spirito delle varie indicazioni contenute nella scheda. Per questo è importante leggere con attenzione quanto segue.

Scheda settimanale 1/10
"Li chiamò"

(cfr. Mc 1,20)
Tema. Ogni vero cammino inizia sempre con un "seguimi!". Nel vangelo accade con Gesù che invita a mettere in movimento la vita: chiede di lasciare ciò che trattiene, di fidarsi di uno sguardo nuovo sulla realtà e di aprirsi a un orizzonte più ampio di quello che oggi delimita le mie convinzioni e le mie scelte.

Creo le condizioni
Prima di iniziare, scelgo un posto tranquillo e una posizione del corpo che mi aiutino vivere il momento della preghiera. Creo intorno e dentro di me il silenzio necessario per ascoltare la Parola e lasciarla scendere nel cuore. È opportuno, per esempio, spegnere il cellulare, avvisare in casa del mio momento di preghiera per non essere disturbati, ecc…). 
Scelgo un momento della giornata in cui ho energie e lucidità. Prendo per me 25-30 minuti per attraversare la scheda con lo scopo di ascoltare nella Parola la voce dello Spirito che abita in me. Evito i tempi di stanchezza all'interno della giornata, perché non mi permetterebbero di vivere la preghiera con frutto.
 
Mi metto alla presenza del Signore
Mi metto davanti a Colui che desidero incontrare: il Signore. Lascio che il suo sguardo, il suo amore e il suo abbraccio mi raggiungano affinché mi facciano sentire al mio posto, davanti a Lui. Sosto il tempo necessario perché io colga questa presenza.
 
Mi abbandono al Signore
Chiedo a Dio, nostro Signore, che la mia vita - memoria, pensieri, desideri, decisioni e azioni - sia orientata a Lui e al suo servizio. Domando di poter entrare in questa preghiera con fiducia e disponibilità, affidando a Lui il mio passato, il mio presente e il mio futuro.
Testo principale: Mc 1,16-20
Passando lungo il mare di Galilea, [Gesù] vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
​Immagino la scena
Dopo aver letto una prima volta l’intero testo principale, se può aiutarmi, lascio che la scena prenda forma in me immaginandola: personaggi, sguardi, parole, gesti, movimenti. Io sono lì, respiro la stessa aria, mi muovo tra i personaggi, partecipo con cuore, mente e corpo, mi sintonizzo con quella scena che ha a che fare con me e con il mio mistero, qui ed ora.
Richiesta di grazia (che orienta tutta la mia preghiera)
Chiedo la grazia di riconoscere nella voce di Gesù l’invito personale a seguirlo e a rispondere con fiducia e prontezza, lasciando con coraggio ciò che mi tiene lontano dalla Vita piena.

TESTO BIBLICO PRINCIPALE. Corredato solo da alcuni essenziali spunti e riflessioni per accompagnare la preghiera personale secondo lo spirito di s. Ignazio, il quale ricorda che non è il molto sapere a saziare e soddisfare l’anima, ma il sentire e il gustare interiormente le cose, così che chi prega possa ricavare maggior gusto e frutto spirituale riflettendo e ragionando da solo (cfr. Esercizi Spirituali 2).
Le tre sezioni del brano biblico possono essere meditate in giorni diversi oppure in un unico tempo di preghiera. Tuttavia, anche scegliendone solo una, il metodo proposto nella scheda va seguito integralmente ogni volta che si compie il momento di preghiera.
​
Parto dall’inizio del testo biblico e mi lascio fermare da quella parola, frase, concetto o immagine che suscita in me un movimento o una risonanza interiore particolare (per es. pace, serenità, paura, tristezza, ecc...). Se questo accade, significa che quella parte di testo tocca la mia vita presente e concreta: è lì che la Parola e, in particolare, quella precisa porzione di testo, mi vuole dire qualcosa e per questo la prendo in seria considerazione. Mi soffermo finché il movimento/risonanza dura, per “sentire e gustare interiormente” l’esperienza che il testo mi offre. Mentre sto su quel movimento mi chiedo: "cosa mi sta dicendo? Perché ho questa risonanza? A cosa mi sta chiamando?". Non ho fretta di andare avanti: anche se passo tutto il tempo su un solo versetto, su una sola parola o su una sola immagine, la preghiera è pienamente vissuta. 
​
Non cedo alla tentazione di scrivere durante la preghiera, per restare interamente presente all’incontro con Dio, che in quel momento mi parla attraverso la sua Parola.
MOLTO IMPORTANTE: La mia preghiera è sulla Parola di Dio, non sul commento, il quale ha soltanto la funzione di provocare, sottolineando alcuni aspetti, e aiutare ad entrare meglio nella Parola stessa. 
 
Mc 1,16-20
1. Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. (Mc 1,16-18)
Note
L’inizio della missione di Gesù non avviene in un luogo sacro (come il tempio o la sinagoga), ma dentro la fatica del lavoro quotidiano. È lì che la sua Parola raggiunge Simone e Andrea, mettendo in evidenza che la chiamata non è qualcosa che si aggiunge alla vita, ma la attraversa e le dà una direzione perché entri in un processo trasformativo. È molto importante che Marco presenti Gesù mentre “passa”: la sua presenza è movimento, il suo vivere è movimento e in quel movimento incrocia la vita concreta e reale di persone immerse nel loro quotidiano. Lo sguardo di Gesù non è superficiale e distratto: “vide” è un verbo che in Marco indica uno sguardo che entra nella profondità della persona e ne riconosce tutto il valore e la complessità. La chiamata non è un invito a cambiare lavoro, ma a trasformare la finalità del proprio vivere: dalla pesca di pesci alla cura delle persone, dalla sopravvivenza alla missione, dal pensare autoreferenziale all'uscita da se stessi. È un annuncio di trasformazione e di compimento dell’identità più profonda del nostro essere: “vi farò diventare”. Gesù ci aiuta a diventare ciò che siamo già, ed è proprio per questo che possiamo diventarlo. Ma questo accade solo se riconosciamo che dentro di noi abita una direzione che il Vangelo, in Gesù, ci ricorda e che siamo chiamati a prendere e seguire per realizzare pienamente la nostra vita. Non basta essere in movimento (che è già qualcosa!) ma serve anche la direzione giusta. Gesù ci indica la strada, appunto la direzione e  il modo concreto per percorrerla. Nella visione ignaziana, qui c’è il momento in cui la mia vita si riconosce ordinata a un fine più alto e più profondo ("L'uomo è creato per...", dal Principio e Fondamento degli Esercizi Spirituali), e la disponibilità a lasciare le “reti” è segno di libertà interiore. Il “subito” non è fretta istintiva, ma prontezza: quando l’appello di Dio raggiunge il cuore, l’unico tempo giusto è l’adesso, il mio qui ed ora, per "desiderare e scegliere quello che più mi conduce al fine per cui sono creato" (cfr. Principio e Fondamento), cioè la realizzazione della nostra identità più profonda che Dio, in Gesù, è venuto a rivelarci.
  • Sto nella scena biblica e mi chiedo: qual è oggi la “rete” che tengo ancora in mano e che Gesù mi invita a lasciare per poter “diventare” ciò che “sono”? Sono consapevole che è proprio nel processo del "diventare ciò che sono" che consiste la mia felicità? 
2. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre nella barca riparavano le reti; subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. (Mc 1,19-20a)
Note
Il cammino di Gesù continua e lo porta “un poco oltre”: la sua missione non si ferma a un incontro, ma continua, quasi a dire che la chiamata è sempre in atto. La seconda chiamata (opposta a una sola singola chiamata) indica la molteplicità dell'azione di Dio: chiama sempre e in momenti diversi; infatti, se nella prima scena la prima chiamata avviene nella fase della pesca effettiva, questa seconda avviene mentre riparavano le reti, cioè in una fase intermedia tra una pesca e l'altra, cioè in una fase non propriamente produttiva ma di cura e preparazione. 
Gesù, anche qui, ‘vide’: il suo sguardo si posa su uomini capaci a loro volta di attenzione, intenti a ‘riparare le reti’. È lo sguardo di chi sa riconoscere i punti fragili, i luoghi che hanno bisogno di cura prima di poter affrontare la fase successiva del proprio cammino (la pesca che sarebbe avvenuta di lì a poco). Gesù li chiama proprio in quel momento di transizione, come a dire che non c’è un tempo “più adatto” di un altro per seguirlo. Qui la scelta diventa più forte: qui non ci si separa solo dalle reti ma anche dal padre e separarsi dal padre e dal lavoro significa riorganizzare l’intera gerarchia dei legami affettivi, sociali e di appartenenza. Dal punto di vista ignaziano, questo è il discernimento sulla qualità dei legami che abbiamo: alcuni restano, ma in una forma nuova, altri sono chiamati a relativizzarsi perché altri legami diventino più centrali in quanto mi aiutano a realizzare ciò che mi chiede il Vangelo: entrare nella Vita piena, cioè diventare concretamente ciò che sono chiamato a diventare. Ritroviamo il “subito”: segnala che la decisione non si rimanda se si è riconosciuta la voce di Dio e la sua importanza. Qui si manifesta il magis ignaziano: la disponibilità a lasciare non solo ciò che è dannoso, ma anche ciò che è semplicemente positivo (padre, lavoro, reti), per un bene più grande, cioè per abbracciare ciò che è ‘buono’, vale a dire quella cosa che, nel qui ed ora, rende la vita piena e non semplicemente più… comoda e serena.
  • Sto nella scena biblica e mi chiedo: quali legami oggi devo rileggere alla luce della libertà interiore perché diventino spinta e non ostacolo alla sequela, cioè al cammino della mia vera realizzazione che Gesù mi indica?
3. E andarono dietro a lui. ​(Mc 1,20b)
Note
Marco chiude il brano con un’espressione semplice ma decisiva: non “aderirono a un messaggio” o “credettero a un’idea”, ma “andarono dietro a lui”. In queste poche parole c’è già l’essenziale del cammino vero di ciascuno di noi. Il processo di trasformazione della vita inizia con un decentramento: seguire Gesù significa riconoscere che non siamo noi a stabilire il cammino, ma che la direzione e il passo sono dati da un Altro. Il senso del percorso non deve essere necessariamente chiaro fin dall’inizio, ma si svela strada facendo, dentro la concretezza di quel modo di essere e di stare al mondo che Gesù testimonia con la sua vita. Seguire Gesù, allora, diventa esistenza dinamica, sempre in movimento, aperta a nuove comprensioni, a nuove capacità di sguardo e a continue e necessarie conversioni. È il contrario di una visione autoreferenziale o chiusa nei propri calcoli: la mia storia si apre e si inserisce in una vicenda più grande, che non mi è chiesto di controllare totalmente ma di accogliere con fiducia perché Gesù mi ricorda che Dio è, innanzitutto, Padre e non carnefice. Nella spiritualità ignaziana questo è l’orizzonte di chi vuole e desidera, con animo generoso, imitare e seguire il Signore (Esercizi Spirituali, 98). Non si tratta di aggiungere un impegno in più, ma di lasciare che l’intera vita venga strutturata e orientata dalle parole, dai gesti e dagli incontri di Gesù. La preghiera diventa allora il luogo della verifica quotidiana: sto ancora camminando dietro a Lui o, senza accorgermene, ho imboccato altre strade? Il desiderio di seguire Gesù e il mio decentrarmi concreto non sono mai acquisiti una volta per tutte, ma restano realtà da declinare nel mio presente e da rinnovare giorno per giorno, passo dopo passo.
  • Sto nella scena biblica e mi chiedo: in che modo oggi posso compiere un passo concreto dietro a Gesù, senza rimandare?
Il Colloquio: "Termino (la meditazione) immaginando Cristo, nostro Signore, davanti a me" (dagli Esercizi Spirituali)
Il punto più alto di tutta la meditazione è quello di parlare e dialogare direttamente con Gesù. Quindi...

...metto ora da parte la Scrittura e parlo con Lui, a tu per tu, come “un amico parla a un altro amico”. Riprendo, "secondo quello che sentirò in me", ciò che è nato in questa preghiera: sentimenti, ricordi, nuove consapevolezze, desideri, grazie ricevute o da chiedere, cioè riprendo ciò che ho vissuto mentre dialogavo con la sua Parola. Porto nel colloquio con Dio anche la mia esperienza della “Richiesta di grazia” che ha orientato tutta la preghiera e che ho fatto all'inizio di questo tempo di preghiera: mi sento di averne ora maggiore chiarezza? Non ne ho fatto particolare esperienza in questo tempo? In generale mi chiedo davanti a Lui: “Con questo momento di preghiera, con questo passo biblico, a cosa sento che Dio mi chiami?”. Porto questa chiamata concreta davanti a Lui, presentando la mia disponibilità o la mia fatica e chiedendo la grazia di viverla nella vita di ogni giorno.
Preghiera conclusiva
Recito con gratitudine un Padre nostro oppure un’altra preghiera che in questo momento esprima meglio il mio dialogo con il Signore.

 Rilettura della preghiera (da fare per iscritto)
Terminato l’esercizio, mi concedo un momento di pausa prima di rileggere interiormente ciò che è accaduto nella preghiera.
Seduto o camminando, dedico ancora qualche minuto a verificare “come è andata”: se ho seguito il metodo, quali frutti spirituali ho ricevuto, quali intuizioni o inviti al cambiamento sono emersi riguardo al mio modo di parlare, agli atteggiamenti verso me stesso e verso gli altri, alle decisioni da prendere e agli ambiti concreti in cui agire. Quali appelli la Parola ha provocato in me? L’esperienza vissuta è un dono di Dio attraverso la sua Parola e comporta per me una responsabilità: ora che ho riconosciuto i punti su cui è necessario che io lavori e che mi servono per un passo verso la vita piena, ne sono custode e responsabile. Sapendo che la vita cresce e si trasforma con decisioni reali e non solo con buone intenzioni, annoto i punti principali su un foglio come piste operative da attuare nella giornata e nel prossimo periodo. Per tale motivo è utile tenere con sé un “Diario di bordo” per l’intero percorso. 

Un ulteriore brano su cui sostare nel corso della settimana
Nei giorni successivi, può servire come spunto per approfondire e ampliare il tema specifico proposto in questa scheda, applicando sempre lo stesso schema di preghiera usato per il testo principale (anche se con un commento specifico meno ampio).
 
Mc 2,13-17. Non sono venuto a chiamare i giusti
  • Gesù incontra Levi, seduto al banco delle imposte, immerso in un lavoro considerato impuro e disonesto. Gesù non aspetta che Levi cambi per chiamarlo, non attende che diventi santo, non chiede a Levi di avere una vita “ideale” per seguirlo, ma lo raggiunge lì dove si trova. Come per i pescatori lungo il lago, la chiamata è un gesto gratuito che spiazza: Dio entra nella storia così com’è, non come dovrebbe essere o come vorremo che fosse. 
          Se Dio mi chiama proprio dentro le mie zone più ambigue e problematiche, sono disposto a lasciarmi raggiungere lì, senza attendere prima di cambiarle o risolverle definitivamente?
  • Levi non è raggiunto da un lungo discorso di Gesù, ma da un ordine esplicito: “Seguimi”. La sua risposta si traduce non solo nel lasciare ciò che stava facendo ma in un banchetto dove Gesù siede con pubblicani e peccatori, cioè con quelli considerati sbagliati. Seguire Gesù non è solo camminare dietro di Lui, ma contribuire a creare situazioni concrete in cui chi è lontano possa sentirsi accolto e riconosciuto nella propria dignità di essere umano. Quindi quando si aderisce al Vangelo la trasformazione della propria interiorità diventa visibile in una nuova declinazione del proprio tempo e delle le proprie relazioni facendoli diventare luoghi dove l’altro può sentirsi al sicuro e accolto. 
             Quale spazio concreto posso aprire oggi perché qualcuno si senta accolto e rispettato?
  • Gesù afferma che non sono i sani ad aver bisogno del medico, ma i malati e dicendo questo distrugge le logiche religiose e sociali del tempo: non cerca i “giusti” ma chi è consapevole di aver bisogno. Seguire Gesù significa stare dalla parte di chi è fragile e debole, riconoscendo che noi stessi siamo i primi ad essere stati guariti e accolti da Lui. 
​            ​In quale relazione concreta posso oggi imitare la sua apertura e la sua accoglienza?
Nota ignaziana
Per la spiritualità ignaziana la chiamata di Dio alla Vita piena non avviene mai guardando a un ideale astratto, ma nella realtà concreta della nostra vita, con le sue contraddizioni, limiti e ferite. È proprio lì che si concretizza la possibilità di una cammino vero e libero. Negli Esercizi Spirituali, e quindi secondo la spiritualità ignaziana, l’incontro con Gesù consiste sempre nell'unire il riconoscere la propria fragilità con la disponibilità a un cammino di trasformazione. Essere discepoli significa, quindi, lasciarsi trovare da Lui “così come siamo” e, nello stesso tempo, collaborare perché la misericordia di cui abbiamo fatto esperienza diventi misericordia anche per gli altri.​

Torna alla Home di Dio in tutte le cose
Powered by Create your own unique website with customizable templates.
  • Home
  • Spiritualità ignaziana
    • Chi è Ignazio di Loyola? >
      • Le tappe fondamentali
    • La via ignaziana
    • Come Ignazio vede il mondo e la realtà?
    • Cosa sono gli Esercizi Spirituali?
  • Lo scaffale